La grande spalmata
Le origini, la storia e la leggenda
della crema da spalmare più famosa nel mondo
C’è più cultura in un vasetto di Nutella che nell’80% dei libri
giacenti (e dico giacenti perchè trattasi di salme) in una qualsiasi mitica libreria
Gabibbo, da “Tuttolibri La Stampa” 1993
Il 20 aprile 1964, in una mattina fredda e piovosa, usciva dalla fabbrica il primo vasetto di Nutella. Da allora, la crema al cioccolato più famosa nel mondo non ha conosciuto declino, ha smentito tutti gli assiomi del marketing ed è entrata nell’immaginario collettivo come metafora del desiderio e del piacere. Ma come ha avuto origine il fortunatissimo marchio? Quali le ragioni del suo successo? Tutto risale a due straordinarie intuizioni. Quella di Pietro Ferrero, che nel 1946, nella sua piccola pasticceria di Alba, mise a punto la ricetta per il «Giandujot», l’antesignano della Nutella; e quella del figlio Michele, che nel 1964 la migliorò e la lanciò con quel nuovo nome: occorreva un marchio che parlasse una lingua universale, capace di incontrare i gusti di tutto il mondo. Alla radice del nome, il richiamo alle nocciole delle colline di Langa, mentre il suffisso “ella” ingentiliva la parola restituendole un suono dolce e “spalmabile”. In ogni suo elemento, dalla voluttuosa consistenza della crema all’originale e sinuoso barattolo di vetro, la Nutella ha rappresentato da subito qualcosa di più e di altro rispetto al puro valore nutrizionale ed energetico, investendo la sfera edonistica ed emotiva legata al benessere individuale. In questo saggio, Gigi Padovani racconta la genesi e i segreti di un culto alimentare capace di accomunare i baby-boomers ai sessantottini, gli yuppies degli anni Ottanta ai girotondini di oggi. Dopo il film Bianca di Nanni Moretti, che con il suo barattolo gigante ha contribuito in maniera decisiva a trasformarla in leggenda, la Nutella ha iniziato a farsi strada nella letteratura, nel cinema, nella musica, in internet, ma anche nelle università, nella politica e nella protesta giovanile. Per questo, riviverne la storia e il formidabile percorso mediatico e pubblicitario diventa l’occasione per rileggere quarant’anni del nostro costume e comprendere le trasformazioni sociali e i mutamenti del gusto dell’Italia contemporanea. Rizzoli